Calcio Estero Capello, veleno sul calcio italiano

Capello, veleno sul calcio italiano

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“Comandano gli ultras.E la Nazionale…”

 

CapelloE’ iniziato stamane a Coverciano il 3° seminario di aggiornamento per giornalisti sportivi “Il calcio e chi lo racconta“, organizzato dall’ Unione Stampa Sportiva Italiana con la Federazione Italiana Gioco Calcio. I lavori si concluderanno martedì con gli interventi del commissario della CAN Pierluigi Collina, il presidente della Federazione Giancarlo Abete e il presidente della Lega Giancarlo Beretta. Presentato da Luigi Ferrajolo (Ussi), Azeglio Vicini (presidente del settore tecnico della FIGC) e di Antonello Valentini (direttore generale FIGC), il seminario è stato inaugurato stamane dal C.T. della Nazionale inglese, Fabio Capello. Ecco i passaggi salienti del suo intervento, spesso critico su molti temi rispetto al calcio nel nostro Paese confrontato con quello all’estero.

 

FRECCIATE –  “Sono felice che la stampa mi abbia invitato, perché da quando mi sono laureato a Coverciano non sono mai stato chiamato per tenere una conferenza con i miei colleghi tecnici”. “Quando ho incominciato la mia carriera, mi avevate bollato come uno yes-man, ho dimostrato ben altro in tutti questi anni?”. “La Nazionale italiana? No, non ho mai sognato di guidarla, così come è stato invece per l’Inghilterra che era un mio pallino”. “Ancelotti? Da quando è al Chelsea non l’ho mai incontrato: tutti i tecnici in Inghilterra con me sono cordiali e disponibili, ci troviamo spesso in tight a dei ricevimenti o gala, ma lui ha il ‘braccino’ e non ci viene…”. “Dopo 4 anni, con 3 scudetti e 3 finali di Coppa dei Campioni al Milan, Galliani mi disse: o vince anche quest’anno o se ne va. Gli risposi: facciamo un’altra cosa, vinco il quarto scudetto e me ne vado lo stesso”.

 

STAMPA E TIFOSI A ROMA, MILANO E TORINO – “A Milano e Torino c’è più equilibrio. Nella capitale c’è un fenomeno mediatico unico come le radio private, basta che una dica ‘contestiamo’ e il pomeriggio ti ritrovi 5000 tifosi che vengono a contestare a Trigoria. Una volta la società mi impose di affrontarli, lo feci a malincuore perché non rientra nella mia mentalità. Se non altro a Madrid i picchi di ascolto delle radio sono tra mezzanotte e le due e io a quell’ora dormo già da un pezzo…”. “Roma c’è troppa faciloneria, poca attenzione per il lavoro. E’ lì che ho imparato che quando la concentrazione e l’attenzione vengono recepite come un obbligo, è meglio andarsene. Faccio un esempio: io da sempre esigo che al rientro negli spogliatoi dopo il primo tempo, per 4-5 minuti ci sia silenzio assoluto, nessuno dica niente. C’è la foga dell’agonismo, c’è lo stress, sto zitto anch’io per qualche minuto e mi serve per capire bene cosa dire e cosa fare”. “Purtroppo in Italia comandano gli ultras e non c’è il coraggio di affrontarli, di far rispettare la legge. In Spagna e in Inghilterra gli stadi sono pieni perché ci vengono le famiglie, le donne, i bambini. Siamo indietro, molto indietro su questo tema”. “In generale, comunque, in Italia la stampa sportiva è troppo campanilistica. Voi spesso sposate i confidenti e li sostenete a prescindere, fate squadra anche voi e volete vincere il campionato… Servirebbero reciprocamente maggiore rispetto e fiducia”.

Fabio Capello

MOURINHO HA RAGIONE – “Quando dice che i giovani pensano alle Ferrari prima che ai sacrifici. A me è successa la stessa cosa, ma non faccio nomi. Ho allenato per 6 anni le giovanili del Milan, ho imparato che gli allenatori devono essere anche educatori, nei confronti dei ragazzi ma pure dei genitori e dei procuratori, che spesso li coccolano nel modo sbagliato”.

UNO CONTRO TUTTI – “L’allenatore è uno contro 25. Nel bene e nel male i giocatori ogni giorno memorizzano tutto e sono pronti a rinfacciarti promesse o semplici frasi anche a distanza di mesi. La parola d?ordine è: rispetto. Non transigo su questo”.

IL VASSOIO SCAGLIATO – “Chiedo che i giocatori della Nazionale inglese spengano il cellulare per un’ora, un’ora soltanto, a pranzo e a cena, quando siamo tutti insieme. Alla vigilia dell’ultima partita contro l’Ucraina, eravamo al buffet con i portavivande con ampi coperchi girevoli. Ho visto un paio di giocatori che mandavano sms e ho fatto una battuta: dovete vendere azioni in borsa per milioni di pounds o potete concedervi una bistecca chiacchierando con i vostri compagni? Mentre lo dicevo, molto bonariamente, uno dei coperchi è caduto facendo un baccano pazzesco. Ma purtroppo su internet le bugie diventano verità. Non sopporto le spie tra i giocatori, ma l?episodio è uscito da quella sala da pranzo come se io avessi scagliato un vassoio per terra perché un paio di loro avevano il telefonino acceso”.

ARBITRI – “In Inghilterra si premia chi cerca con forza, con vigore il pallone. Da noi spesso si premiano i simulatori… In Inghilterra non è ammesso contestare l’arbitro, non ci si può avvicinare a loro, i loro errori del resto non sono vivisezionati dalle moviole, né sono mai alibi per i tesserati. Da noi se uno viene toccato, spinto, sfiorato si accendono processi che durano mesi, anni”.

CON BECKHAM HO SBAGLIATO – “Quando era al Real e firmò per i Galaxy, pensai che le sue motivazioni a Madrid e la sua voglia di ‘metterci la gamba’ sarebbero diminuite in modo esponenziale. Il suo impegno invece crebbe giorno dopo giorno e, dopo averlo messo fuori squadra, lo reintegrai. Fu determinante per vincere il titolo. La forza di un uomo penso stia anche nel saper ammettere i propri errori”.

CASSANO – “In Inghilterra il tormentone in Nazionale riguarda Owen. Quindi non rispondo su Cassano: io mi tengo il tormentone Owen, Lippi si tenga il tormentone Cassano”.

SILENZIO STAMPA – “Non lo approvo, è un fenomeno che esiste solo in Italia. Personalmente dopo le sconfitte vado in sala stampa prima degli altri, sono il primo responsabile. Anche qui è una questione di fiducia e lealtà reciproche”.

JUVENTUS – “Non c’è niente di imbarazzante per quello che è successo nel 2006, io ho vinto sul campo. Non ho nessun trofeo in casa, tengo tutto in bauli che ho in cantina, per me il passato è passato. Le medaglie di quegli scudetti però non è venuto mai a prendermele nessuno… Se tornerei alla Juve? Mai dire mai”.

MOVIOLA IN CAMPO – “Perdere una partita, magari un campionato o un trofeo, perché nessuno sa dire se il pallone è entrato o non è entrato in porta, la ritengo una grande ingiustizia per il lavoro e l’impegno di chi subisce il torto. Sono favorevole, come a tutti i mezzi tecnologici, in particolare credo sia giustissimo introdurre il tempo effettivo”.

SOGNO – “In Premiership solo il 38% dei giocatori sono inglesi, è un lavoro duro quello che sto facendo, ma ho la fortuna che sia una generazione di ottimi calciatori. Il futuro? Mia moglie dice che non so fare il pensionato e credo che abbia ragione. L’Italia azzurra? Non è in cima ai miei pensieri”. Forse, fino al giorno in cui qualcuno dovesse offrirgliene l’opportunità… Fabio Capello conclude dopo quasi 2 ore di botta e risposta tra gli applausi di oltre un centinaio di giornalisti presenti.


Fonte: Sport Mediaset

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