Coppe Coppa Italia – Samp, rigori maledetti; Lazio in Paradiso

Coppa Italia – Samp, rigori maledetti; Lazio in Paradiso

460

I biancocelesti si aggiudicano la Coppa Italia al termine di un match infinito: necessari i calci di rigore che premiano la Lazio. I 120 minuti complessivi si erano chiusi sull’1-1 con Pazzini che aveva risposto alla solita perla di Zarate

 

LazioServono i calci di rigore per stabilire la squadra vincitrice della Coppa Italia, stagione 2008/09. All’Olimpico di Roma, si sfidano infatti in una finalissima ricca di significato Lazio e Sampdoria. Sugli spalti, ovviamente, spiccano i colori biancocelesti mentre in campo i giocatori si picchiano come fabbri consapevoli che la posta in palio è altissima: vincere, infatti, significherebbe poter giocare la prossima Coppa Uefa, portare a casa qualche milione di euro che proprio male non fa, e aggiungere la famosa ciliegina su una torta fin qui piuttosto povera viste le posizioni di classifica di entrambe le squadre. Formazioni, dunque, che si giocano l’intera stagione.

Mazzarri si affida alla formazione migliore con Pazzini al fianco di Cassano, mentre dall’altra parte Delio Rossi recupera Foggia a centrocampo e Pandev in attacco a far coppia con Zarate. E’ proprio il funambolico attaccante argentino a estrarre dal cilindro il solito numero di magia dopo appena 5 minuti disegnando una traiettoria incredibile dal limite dell’area: palla sotto il sette e Castellazzi battuto. Il gol stordisce la Samp che fatica a reagire, e al 27′ Kolarov e Pandev potrebbero anche mettere in ghiaccio la vittoria ma si trovano di fronte un super Castellazzi che per ben due volte è bravissimo nell’abbassare la saracinesca. Gol sbagliato, gol subito: è una vecchia regola non scritta del calcio che si materializza sul terreno dell’Olimpico al minuto 31′, quando Pazzini è geniale nel girare in rete di testa – bruciando Rozehnal – un suggerimento di Stankevicius. La Lazio accusa il colpo e così il primo tempo si chiude in parità.

Risultato che non si sbloccherà nemmeno nella ripresa quando in campo prevale la paura di sbagliare e si vedono piu’ calci che calcio. Molto lavoro, dunque, per Rosetti mentre di spettacolo non c’è proprio traccia. Stesso copione anche nei tempi supplementari: la Samp si difende con ordine, ma Pazzini e Cassano predicano nel deserto. La Lazio, invece, mantiene le redini del gioco ma in attacco non basta nemmeno l’ingresso di Rocchi per sfondare il muro eretto da Mazzarri. Si va dunque ai calci di rigore: Cassano tira per primo, ma il suo destro viene respinto da Muslera. Inizio da incubo per i blucerchiati anche se ci pensa il palo a ristabilire la parità ribattendo il tentativo di Rocchi. Serie infinita, nessuno sbaglia, cresce la tensione e ogni pallone calciato pesa come un macigno. Lo sa bene Campagnaro – uno dei migliori tra i suoi – che si fa ipnotizzare da Muslera. Tocca a Dabo che con calma appoggia la sfera sul dischetto: rincorsa secca, tiro preciso e palla in rete.

Per la quinta volta nella sua storia la Lazio alza la Coppa Italia – primo trofeo dell’era Lotito – mentre ai giocatori della Samp restano solamente gli applausi dei propri tifosi e il rammarico di aver perso un’occasione forse irripetibile per entrare nella storia.


Fonte: Alessandro Brunetti / Eurosport

Booking.com