Coppe Champions League Juventus, senti Khedira: «Venire qui la scelta migliore»

Juventus, senti Khedira: «Venire qui la scelta migliore»

Sami KhediraUefa.com ha incontrato Sami Khedira per parlare del suo lungo viaggio nel mondo del calcio, dai campetti del TV Oeffingen alla Juventus, passando per Stoccarda e Real Madrid. Ecco un assaggio dell’intervista in cui parla della sua ultima avventura in ordine di tempo, quella con la Juventus di Massimiliano Allegri.

UEFA.com: Cosa hai pensato quando ti è arrivata la chiamata della Juventus?

A un certo punto ti fermi a pensare cosa devi fare della tua vita e della tua carriera. Ho capito che il Real Madrid era stata la cosa più bella che mi poteva capitare. Avevo passato cinque anni stupendi a Madrid, conosciuto gente speciale e grandi calciatori. Ma a 28 anni avevo due scelte: rinnovare e finire la carriera al Real Madrid o cercare una nuova sfida. Volevo vedere qualcosa di nuovo, un nuovo ambiente, qualcosa di diverso. Dovevo riscoprire me stesso. Poi ho ricevuto la chiamata della Juventus ed è stato subito chiaro che avrei cambiato club. La Juve era campione d’Italia ed era arrivata in finale di Champions League, stava quindi ritrovando l’aura del passato. Per me un nuovo paese, una nuova cultura, una nuova lingua. E parlando con il tecnico ho capito che potevo avere il ruolo che volevo: avere maggiori responsabilità, compiti da leader. Ho raggiunto un’età in cui posso assumermi le mie responsabilità. Ha funzionato e credo che firmare per la Juventus sia stata la scelta migliore.

UEFA.com: Una nuova sfida in tutti i sensi…

Sicuro. Ovviamente il calcio e il come la gente pensa al calcio è diverso rispetto alla Germania, e completamente diverso anche rispetto alla Spagna. Ho dovuto adattarmi, ovviamente, e anche ai metodi di allenamento e allo stile di gioco. Ma credo che elasticità e versatilità siano valori importantissimi per un calciatore. So come si gioca in Germania e in Spagna, e adesso sto imparando di più del calcio e della gente in Italia, come vivono e pensano al calcio. Per me personalmente tutto questo è un vantaggio incredibile. Credo di essere più versatile e di riuscire a fare in campo cose che prima non mi riuscivano.

UEFA.com: E dopo averla vinta con il Real Madrid, cosa significherebbe conquistare la Champions League con la Juventus per te e per il club?

Se ricordo bene, la Juve non la vince dal 1996. Quindi direi che è ora di rivincerla. Ecco perchè sono qui, per questo ho firmato con la Juve. Ma so anche che non è facile, che si può sempre sognare di vincerla e che si deve sempre lavorare duramente per riuscirci. Credo fortemente che la nostra squadra può competere per il titolo, ma sappiamo bene che ci sono altre squadre fortissime in lotta. In Champions League, come potete vedere quest’anno, ci sono almeno otto squadre che possono realisticamente ambire al titolo. Un bel gruppo di grandi squadre e di grandissimi calciatori che puntano tutti alla stessa cosa. Sappiamo che servirà anche un pizzico di fortuna. Ma lottiamo e lavoriamo duramente ogni giorno per quel sogno di vincere la Champions League. L’anno scorso ci siamo trovati davanti l’avversario più duro negli ottavi, il Bayern, e ci siamo andati molto vicini. Alla fine siamo stati eliminati, ma va così, può sempre andare in un modo o nell’altro. Noi dobbiamo solo continuare a crederci. Non dobbiamo dirlo, dobbiamo solo lavorare duramente, anche di più rispetto ad altre squadre.

UEFA.com: L’importanza dello Stadium

La mia prima partita con la Juventus è stata in Champions League, contro il Siviglia. Ero stato in questo stadio da spettatore e l’atmosfera era speciale. Ma poi l’ho provata dal campo. Appena 40.000 spettatori e ho subito pensato: “E’ incredibile”. Quando chiudi gli occhi e assapori l’atmosfera, pensi che è uno stadio da 100.000 spettatori o più considerando l’entusiasmo dei tifosi. Ci spingono davvero molto. Basta vedere partite importanti come quella dell’anno scorso contro il Napoli quando il risultato era inchiodato sullo 0-0 e i tifosi hanno continuato a spingerci fino alla fine. O contro il Bayern, quando eravamo sotto 2-0 e non stavamo giocando bene, ma i tifosi ci hanno aiutati a rimontare: per poco non abbiamo vinto quella partita. E’ il rumore, l’euforia, l’atmosfera nello stadio, qualcosa di speciale anche in campo europeo.

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