Coppe Messi cancella Mou e il Real

Messi cancella Mou e il Real

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MessiTi aspetti giocate da urlo, spettacolo, occasioni da gol a raffica (e magari anche tante concretizzate), per 90′, eccone invece 80′ di nervi tesi, tatticismo esasperato, soprattutto da parte dei padroni di casa, e anche parecchia noia in Real-Barça, con tanto di botte e risse a bordocampo, e gli immancabili cartellini rossi, quello “da contratto” di un uomo di Mourinho, nella circostanza Pepe (continua l’infausta “tradizione” di chiudere in inferiorità numerica contro i catalani, qualunque squadra alleni, dello Special One), e quelli rimediati dallo stesso tecnico portoghese per gli ironici applausi all’arbitro e dal portiere in seconda degli ospiti, un nervosissimo Josè Pinto, nell’intervallo dopo aver scatenato il parapiglia con giocatori e staff tecnico blanco. Tutta colpa di un paio di contrasti al limite ma anche di almeno due sceneggiate di Busquets (già, come con l’interista Motta lo scorso anno). Poi, di colpo, complice forse anche l’uomo in più, sul Bernabeu, che ormai lo vive com un incubo, cala Leo Messi, che con una fantastica doppietta in dieci minuti, fa saltare il banco, 2-0 e Wembley a un passo.

E’ la quinta semifinale con quattro team diversi per Mou, la terza di fila, sempre in blaugrana di Guardiola, che in qualche modo tentano una riappacificazione dopo le polemiche della vigilia, l’osservato speciale è il direttore di gara Stark, che fatica a dispensare cartellini con un metro omogeneo. Assenze di rilievo dall’una e dall’altra parte, per scelta quelle del Real, con in panchina, tutti insieme, Adebayor, Kakà, Benzema ed Higuain, gli ultimi tre devastanti nel 6-3 di Valencia di domenica in Liga, per riproporre l’undici che ha trionfato in Coppa del Re, proprio al Mestalla, all’overtime grazie a Ronaldo sugli storici rivali, il buon Pep deve rinunciare nientemeno che a Iniesta, e si reinventa Puyol in fascia a sinistra con Mascherano centrale improvvisato al fianco di Puyol. E’ il terzo confronto in dieci giorni, dopo l’1-1 (col Madrid in dieci) in campionato e il suddetto 1-0 di coppa.

In tutto il primo tempo solo due tiri, centrali, nello specchio della porta, il Real innanzitutto non vuole prenderle, e gioca come ha sempre fatto Mou nel recente passato, solo che stavolta esagera nel rinunciare a proporsi, il Barcellona tiene ovviamente palla, ma, al solito, punge poco, Ronaldo non la vede quasi mai, Messi è limitato a un paio di guizzi.

Ripresa, dopo la baruffa verso il tunnel al 45′ di cui sopra, si spera ancora in qualcosa di diverso. Mourinho toglie Ozil e getta nella mischia Adebayor, Ramos, diffidato, non evita il giallo che gli farà saltare il ritorno al Camp Nou, poi arriva il raptus di Pepe, che entra col piede a martello sul ginocchio di Dani Alves e finisce sotto la doccia, intervento scomposto ma forse più “ad effetto” che dannoso, tant’è….

Il clima certo non si placa, Pedro si divora la prima vera palla gol del match, poi Guardiola gioca la carta Afellay per Pedro, e pesca il jolly, l’olandese affonda a destra, facendo fare una figuraccia a Marcelo, cross secco al limite dell’area picola, su cui si avventa come un falco Messi, che batte Casillas e ipoteca mezza Wembley a poco più di dieci minuti dalla fine. L’altra metà il Barça e la “Pulce” se la prendono all’87’, spunto ubriacante del Pallone d’Oro, tocco morbido in diagonale sull’uscita del portiere campione del mondo dopo essersi bevuto mezza difesa di un Mourinho di gesso in… tribuna (o meglio, nel primo posto libero dietro la panchina dopo l’espulsione), giù il sipario, sul Real e sul sogno dell’ex guru dell’Inter di centrare la terza Champions al timone di tre squadre diverse. Già, perchè dopo due schiaffi del genere, pensare a una contro-impresa al ritorno, con oltretutto diversi uomini fuori gioco, è davvero una chimera. Un po’ come Schalke-Inter….

 

Fonte: Libero.it

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