Calcio Italiano Serie A Roma, benedetta pioggia ma quanti equivoci

Roma, benedetta pioggia ma quanti equivoci

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Benedice la pioggia la Roma di Luciano Spalletti. Il diluvio abbattutosi sull’Olimpico permette al tecnico giallorosso di rimettere in sesto una nave destinata a naufragare sotto i colpi della Sampdoria. I blucerchiati incassano una sconfitta immeritata, affondati da un Totti capace di realizzare il rigore decisivo all’ultimo secondo e soprattutto di sovvertire gli umori di squadra e ambiente. Probabilmente è questo il dato più significativo del match. La Roma ha bisogno ancora di aggrapparsi al suo uomo maggiormente carismatico per evitare di sprofondare in una crisi che ha radici estive. Quella giallorossa non è certamente la squadra della passata stagione. Lontana parente di una formazione in grado di rimettere in piedi l’annata e di sfiorare l’accesso diretto alla Champions League. Le scorie del preliminare perso contro il Porto sono palesi e pesano soprattutto sul morale di gente come Manolas e Nainggolan, attratti da sirene estere e ancora in attesa di ricevere l’adeguamento di contratto.

Spalletti allenatore RomaVanno chiariti, poi, gli equivoci di un mercato che non convince. Sabatini ha rinforzato soprattutto la retroguardia, ma la difesa continua a essere l’anello debole. Voluto fortemente da Spalletti, Szczesny dopo gli errori contro il Porto non sembra garantire affidabilità ne tra i pali ne con la palla tra i piedi. Alisson scalpita e allora viene da domandarsi se il polacco possa o meno soffrire il dualismo col brasiliano, voglioso di mettersi in mostra dopo aver giocato l’intero pre-campionato. Un’investimento importante per una società costretta a operare col bilancino e di fatto cancellato dalla voglia di riavere a tutti i “costi” Szczesny, mandando un uomo spogliatoio come De Sanctis a chiudere la carriera al Monaco.

Interrogativi che accompagnano anche gli arrivi di Fazio e Juan Jesus. L’argentino non gioca praticamente mai, neanche quando Vermaelen è fuori causa. Spezzoni di partite per il centrale arrivato dal Tottenham, per il momento controfigura di Gyomber in tutto e per tutto. Peggio ha fatto il brasiliano, discreto terzino e imbarazzante centrale. Juan Jesus era diventato una riserva nell’Inter mentre nella Capitale si è ritrovato, per necessità si spera, a vestire spesso la maglia da titolare. Evidenti i limiti di concentrazione, soprattutto sulle palle inattive, costati i gol contro Porto e, oggi, Sampdoria (con la complicità di Szczesny). Ci si augura che le cose possano migliorare quando Spalletti riavrà a disposizione Rudiger e Mario Rui, nel frattempo bisognerà continuare a fare di necessità virtù accontentandosi di schierare Bruno Peres a sinistra e utilizzando ancora Florenzi a destra.

Dalla cintola in su le cose non vanno meglio. Il rendimento di De Rossi è altalenante e su Capitan Futuro (?) pesa come un macigno un contratto in scadenza e fin troppo oneroso per le casse societarie. Ai suoi fianchi Strootman, alla prima vera stagione dopo due anni di inattività, e Nainggolan saranno costretti agli straordinari considerando che Paredes non viene preso in considerazione nemmeno quando De Rossi è acciaccato e Gerson rimane un oggetto misterioso. Il brasiliano avrebbe fatto bene ad accettare il Frosinone la passata stagione per abituarsi al calcio italiano ma la Roma ha finito per essere ostaggio delle pretese di un ragazzino e del padre procuratore, intenzionati a restarsene in patria pur senza giocare. Atteggiamenti del genere altrove non sarebbero stati probabilmente tollerati, alla luce dell’investimento sostenuto e della necessità di consegnare a Spalletti un giocatore già avvezzo alla serie A. Il mercato non ha inoltre portato altre attese novità, le lacune lasciate dalle partenze di Pjanic e Vainquer non sono state colmate e questo nel lungo periodo potrebbe pesare, a meno che nella testa e nelle idee dell’allenatore non ci sia l’intenzione di cambiare modulo (difesa a tre o il ritorno al 4-2-3-1).

In attacco bisogna invece rimandare ogni giudizio, in attesa di capire cosa freni El Shaarawy, se sarà o meno possibile rilanciare Iturbe e di valutare gli effettivi progressi di Dzeko. Il bosniaco ha iniziato a trovare con una certa regolarità la via del gol ma le sue prestazioni sono condite ancora da troppi errori e dalla poca cattiveria agonistica. La Roma si ritrova allora costretta a stringersi intorno al suo quarantenne capitano, allontanando ma non cancellando problemi ben visibili e resistenti anche all’acquazzone che ha solo evitato ai giallorossi di non affondare sotto i colpi della Sampdoria. A suonare beffarde, allora, sono le parole di Pjanic sul perché alla Juventus si vinca. Un quesito che dalle parti di Trigoria farebbero bene a iniziare a porsi.

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