Calcio Italiano Salihamidzic contro Mou “Ha parlato troppo presto”

Salihamidzic contro Mou “Ha parlato troppo presto”

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L’esterno della Juve crede nella rimonta sull’Inter. “L’anno scorso terzi, adesso male che vada secondi. Ma ho vinto due titoli in volata in Germania, adesso ci riprovo qui”

 

Hasan Salihamidzic“Un anno fa siamo arrivati terzi, quest’anno male che vada secondi, il prossimo anno speriamo di vincere lo scudetto”. Schietto, cristallino come un’acqua minerale, fin troppo. Non a caso Hasan Salihamidzic è per tutti “Brazzo” fratello, da quando, in fuga dalla guerra in Bosnia, arrivò a 15 anni in Germania, ad Amburgo.

Ma allora, a sette punti dall’Inter, ci crede o non ci deve credere allo scudetto bianconero?
“E’ troppo presto per guardare la classifica. Se facciamo trenta punti in dieci partite è possibile, ma realisticamente è difficile vincerle tutte. Cerchiamo di vincerne una alla volta, poi a 180′ dalla fine ne riparliamo. Nella Bundesliga con il Bayern ho vinto due scudetti all’ultima partita, nel 2001 addirittura con un gol all’ultimo minuto, stessa cosa la stagione precedente, sul filo di lana, per questo io ci credo”.
Sabato nell’anticipo contro il Bologna ha dato la scossa ai compagni: un gol di testa, due assist, il via all’azione del gol di Giovinco. Chi le ha aggiustato la mira, il 43 di piede?
“Merito del fisioterapista – scherza -, nello spogliatoio prima della partita mi ha sistemato la caviglia. Ci voleva una scossa dopo l’eliminazione dalla Champions, eravamo giù di morale, abbiamo lanciato un messaggio ai nostri tifosi e agli avversari: noi ci siamo”.
Sabato a Roma si gioca per lo scudetto o per tenere distante il Milan dal secondo posto?
“Giochiamo per tre punti, che potrebbero valere doppio se qualcuno intorno a noi frenasse…”.
Le è più simpatico Spalletti o Mourinho?
“Sono due grandi professionisti, bravi allenatori, li conosco però solo dalle interviste in tv”.
E’ più forte Ibrahimovic o Amauri?
“Bella domanda. Io guardo in casa mia e Amauri è un attaccante straordinario, non gli manca nulla: dribbling, colpo di testa, velocità, gioca per la squadra. Ibra negli ultimi anni è stato decisivo nelle squadre dove ha giocato, l’Inter gioca su di lui”.
Amauri negli ultimi mesi è stato al centro di una scelta difficile, su quale maglia vestire in nazionale.
“Io non ho avuto dubbi, non tradirei mai la maglia del mio Paese. A 18 anni ho giocato la mia prima gara con la maglia della Bosnia contro la Croazia, anche se la Germania me lo avesse chiesto, avrei scelto comunque la Bosnia. Amauri è un professionista e non è vero che soffre o è indeciso. Sta dando tutto per la Juve. La nazionale? Prenderà quello che viene”.
Va a finire che aveva ragione Mourinho: Milan e Roma zero titoli. E la Juve…? A meno che in Coppa Italia contro la Lazio…
“Lui ha detto quello che pensa, ma ha parlato troppo presto. Anche loro sono usciti dalla Champions, abbiamo ancora la possibilità di vincere la Coppa Italia se vinciamo la gara di ritorno, ma non è facile”.
Riavvolgiamo il nastro. Smaltita la delusione per l’eliminazione dalla Champions, che cosa non ha funzionato?
“Un nostro gol a Londra sarebbe stato un grande vantaggio, però l’1-0 a Torino dopo pochi minuti non era malvagio, avevamo fatto un buon lavoro, avremmo dovuto difendere il vantaggio, difenderci meglio prima della stoccata decisiva. Con il passare dei minuti il Chelsea si sarebbe innervosito, aperto… Ci riproveremo la prossima stagione. Due anni fa eravamo in B. Abbiamo lavorato bene, un processo di crescita importante: l’anno scorso siamo arrivati terzi in campionato, siamo secondi quest’anno, l’anno prossimo… magari primi. Il nostro è un gruppo di ragazzi straordinari, unito, stiamo crescendo”.
Qualcuno però è in là con l’età, come Nedved, che ha deciso di smettere.
“Nessuno gli ha chiesto di smettere o lo manda via. É un grande professionista, fisicamente integro, non credo che smetta”.
Sua moglie, Esther, è spagnola e cattolica, lei è musulmano, e i suoi figli, Selina, Nick e Lara? É importante la religione?
“Sono liberi di decidere quando saranno più grandi”.
Legrottaglie ha fatto della Bibbia una questione di vita. Non esagera un po’? Anche un libro…
“Certi argomenti come religione e politica dovrebbero rimanere fuori dal calcio. Con Nicola siamo grandi amici, è un bravo ragazzo, ma le scelte di vita non andrebbero sbandierate in piazza”.

Fonte: Gazzetta dello Sport di Francesco Bramardo
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