Calcio Italiano Beckham: “Con il mio Milan batto anche lo United”

Beckham: “Con il mio Milan batto anche lo United”

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Intervista esclusiva della Gazzetta dello Sport all’asso londinese. “Qui tutto è unico, non puoi saperlo finché non sei coinvolto. Sogno di vincere la Champions in rossonero con un mio gol; anche in finale contro il Manchester”

 

BeckhamTappeti rossi e notti bianche? Forget it. “La gente forse pensa che io passi il mio tempo fra mondanità e sfilate di moda e night club, ma in realtà sono un tipo noioso e faccio una vita tranquilla”. La giornata tipo di David Beckham: “Sveglia alle dieci quando non ci sono i miei figli, perché se ci sono i bambini ci si alza alle sette. Colazione con due croissant alla nutella e succo d’arancia, poi via a Milanello. A pranzo mangio sempre lì perché mi piace quello che cucinano, mi alleno e resto fino alle sei, anche le sette di sera. Quindi torno in albergo e vado a cena con gli amici. E’ tutto”. Eppure David non si è mai annoiato da quando è arrivato a Milano.

Beckham, se fosse il presidente del Milan, quali giocatori vorrebbe per il futuro?
“Se fossi il presidente sarei felice con quelli che ho. Quando questi giocatori sono sani, il Milan è fantastico”.
Forse un po’ vecchio…
“Quando le cose non vanno bene, la gente vede solo i problemi. Se andremo in Champions, nella prossima stagione molte cose cambieranno”.
Lei conta di giocare la prossima Champions con il Milan?
“E’ il mio sogno. Mi manca tantissimo la Champions”.
Ricorda quel film, Goal 2, dove lei segna il gol decisivo?
“E come posso dimenticarlo? Sogno un gol così”.
Anche se fosse una finale contro lo United?
“Sarebbe un problema, ma se il prossimo anno ci fosse una finale Milan-Manchester vorrei vincerla, anche se tifo United. E per questa stagione, mi piacerebbe vedere Manchester-Barcellona. Vinceranno i miei ex compagni perché in questo momento lo United è troppo forte per chiunque. Anche se il Liverpool quando gioca Gerrard, uno dei migliori del mondo, fa paura”.
Beckham, che cos’ha il Milan di così speciale?
“Il Milan è speciale per tutti quelli che amano il calcio. Uno sente raccontare la sua storia, ma non si rende davvero conto di quello che è finché non si trova coinvolto. Non parlo solo dei giocatori: è tutto speciale, dalle strutture alle persone che lavorano qui, dallo chef alle signore della lavanderia. E’ un ambiente unico, non ho mai visto in nessun posto tanta dedizione al calcio”.
Quando è arrivato a Milano la trattavano come una figurina. Lei pensa di essere considerato per quanto vale o si sente sottostimato?
“Ho avuto tutto nella mia carriera, la stima e le critiche eccessive. Ma non mi interessa questo, mi interessa soltanto giocare a calcio. E’ questo che amo”.
Il suo giocatore preferito?
“Bryan Robson, il capitano dello United. Sognavo di raggiungere quello che aveva raggiunto lui, di portare la sua maglia numero 7. Sono stato fortunato perché ho potuto giocare con lui prima che si ritirasse e da lui ho imparato molto”.
La prima partita che ha visto?
“United-Tottenham, quando avevo più o meno sette anni. E poi una partita della nazionale a Wembley”.
La sua partita perfetta?
“Inghilterra-Grecia del 2001. Beh, forse non proprio perfetta, perché ho avuto molti calci di punizione e ho segnato un solo gol. Ma è servita per qualificarsi ai Mondiali. E poi la finale di Champions contro il Bayern. Perché abbiamo vinto e perché per la prima volta mi hanno fatto giocare in mezzo al campo e mi sono divertito”.
Adesso il calcio inglese è meglio di quello italiano?
“Forse, ma soltanto un po’. La differenza non è così grande”.
Questione di soldi da spendere?
“I soldi hanno molto a che fare con il football, se puoi spendere prendi i migliori. Una volta contava di più la storia. Ora ci sono solo tre club che possono convincere i giocatori indipendentemente dai soldi che offrono: Real Madrid, Manchester United, Milan. In questi club non si va per soldi”.
La crisi mondiale ha effetti anche sul calcio. Come ci si può difendere?
“Il calcio può soltanto fare felice la gente per 90 minuti, ma è importante, può unire le persone, far divertire e sognare i bambini. I mezzi per mantenere il bello del calcio ci sono: aiutare i giovani a crescere nei club, ad esempio, permetterebbe di spendere meno, e poi sarebbe giusto dare loro tante possibilità, in tutto il mondo. E non vale solo per il calcio”.
Lei punta al Mondiale. Che cosa pensa di poter dare ancora all’Inghilterra?
“La mia esperienza, perché è una squadra giovane. Mi basterà essere utile al gruppo e lavorare ancora con Capello, che ha cambiato la nostra mentalità. Ne avevamo bisogno”.
Quando è arrivato in Italia, ha detto: non ho rimpianti.
“E’ vero. Non rimpiango di essere andato in Usa e di doverci tornare per finire la stagione”.
Non rimpiange neppure quel che successe in Inghilterra-Argentina? Il calcetto a Simeone, l’espulsione, il dramma dell’eliminazione?
“Vorrei non fosse accaduto, ma tutti sbagliano. E se non fosse successo, forse non sarei forte come sono stato dopo”.
A proposito di errori, Platini dice che il suo prestito a tempo al Milan è un errore…
2Sono fortunato perché non è il presidente del Milan… Scherzi a parte, rispetto la sua opinione. Io sono felice così”.
Dicono che il Real la rivoglia…
“Non so se sia vero, ma è bello essere apprezzati. Se Florentino Perez tornerà presidente, farà migliore il club”.
Lei ha sempre tanta pressione addosso. In Italia va meglio?
“Sì, perché la gente non si occupa molto della mia vita. Mi giudica per come gioco”.
Come reagisce quando legge le cose che si scrivono di lei?
“Rido. Quante ville ho comprato a Como? Un paio? E le lezioni di pattinaggio, gli elicotteri, l’aereo per mia moglie?”.
Ma ogni tanto le capita di pensare: vorrei essere invisibile?
“Mi capita di pensare che vorrei andare al parco con i miei figli ed essere lasciato tranquillo, ma non mi lamento delle regole della popolarità. Qualche volta cerco di proteggere i figli, la parte più importante della mia vita. Il piccolo, Cruz, è il boss di casa: i ragazzi hanno passato le giornate a Milanello e Cruz e Gattuso sono diventati inseparabili. Rino è un fenomeno: spero di poter giocare con lui, contro, mai più”.
Lo teme così tanto?
“Per forza. Mi picchiava”.
Che cosa si aspetta da questa stagione con il Milan?
“Un posto in Champions per la prossima. E non vedo l’ora di giocare a Napoli, nello stadio di Maradona. Un altro sogno che si avvera”.
Beckham, ma si rende conto che c’è ancora un sacco di gente che la chiama Spice Boy?
“Se a 33 anni hanno ancora voglia di definirmi ragazzo, per me va più che bene”.

Fonte: Gazzetta dello Sport di Alessandra Bocci
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