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Inter, è giunta l’ora di Thohir: Il presidente Moratti si è ben cautelato

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Oggi o domani le firme sul contratto che sancirà il passaggio della maggioranza dell’Inter da Moratti a Thohir ma l’attuale patron tiene al guinzaglio il nuovo socio cautelandosi con due clausole che gli permetterebbero di riprendersi la società.

Ormai ci siamo, l’Inter di Thohir nascerà ufficialmente fra oggi e domani quando saranno apposte le firme sui contratti di cessione delle quote di maggioranza che passeranno da Moratti all’indonesiano. Tuttavia, come riportano diversi organi di stampa, il presidente Massimo Moratti si è ben cautelato con un paio di clausole che gli consentiranno di riprendersi l’Inter qualora dovessero verificarsi certe condizioni o anche se solo gli ritornasse la voglia di investire in prima persona sul club. Nel dettaglio si tratta di due postille che, salvo smentite al momento dell’ufficialità del passaggio di consegne, permetterebbero la riconquista del timone da parte di Moratti nel caso in cui Thohir e la sua Holding che guiderà l’Inter a breve dovessero risultare inadempienti dal punto di vista finanziario o magari non rispettare i pacchi sanciti nell’accordo in merito al progetto sportivo, dovesse verificarsi questa condizione l’attuale patron potrebbe riprendersi le quote di maggioranza a prezzi ‘stracciati’ mentre qualora fosse lui a volersi riprendere il club allora bisognerà vedere lo stato finanziario della società e rifare il conteggio sul valore della singola quota.

In sostanza Moratti con la seconda clausola potrebbe decidere in qualunque momento di eliminare Thohir dalla scena nerazzurra ma sarà costretto a pagare a seconda del reale valore del club. Non esisterebbe, infine, una clausola che invece permetterebbe a Thohir di liquidare il 30% di Moratti quando gli pare. Le due clausole, insomma, mettono Moratti nella condizione di tenere al guinzaglio il magnate asiatico che se non fila dritto sarà disarcionato dallo stesso presidente nerazzurro. Insomma, Moratti non molla l’osso e resta guardingo dal basso del suo 30% trattenuto proprio per crearsi questa condizione di forza nel caso in cui la gestione indonesiana si rivelasse fallimentare.

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