Calcio Estero Mourinho: “Benitez approfitti del mio lavoro”

Mourinho: “Benitez approfitti del mio lavoro”

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Il portoghese lancia una frecciata: “Lui può fare quello che vuole. Il Milan? Fa paura”

Josè MourinhoIl tecnico spagnolo e il tecnico portoghese non sono mai stati amici, sin dai tempi dell’Inghilterra. Ora che Rafa Benitez siede sulla panchina dell’Inter al posto di Josè Mourinho, le frecciate sono sempre più continue. Appena arrivato il neo tecnico nerazzurro ha tolto la foto di Mou da Appiano Gentile ed è pronta la replica dello Special One: “Può fare quello che vuole ma penso che dovrebbe avere l’intelligenza di approfittare del lavoro di colui che l’ha preceduto invece di voler cambiare tutto. Io ho sempre fatto così e questo, per me, significa essere allenatori intelligenti”.
Il portoghese si è trasferito al Real Madrid: “E‘ una sfida personale. Se non amassi questo sarei potuto restare all’Inter. Lì sarebbe stato facile vincere nuovi titoli, la squadra era già fatta. Il Real è un club che ha un Dna speciale, un Dna di vincente. Qui c’è una tradizione incredibile, è una società leggendaria. Ne avevo voglia e ho firmato. Il ciclo dell’Inter è finito, e comincia una nuova tappa. Non ho visto giocare l’Inter, neppure un minuto”.
Mourinho ha, invece, visto il Milan e Zlatan Ibrahimovic, che saranno suoi rivali nel girone di Champions League. “Con me ha vinto la classifica dei cannonieri in Italia e si è sempre comportato bene. Penso che il Milan, con lui, abbia fatto un ottimo colpo. Sono impaziente di vedere come Allegri potrà far giocare insieme Pato, Ronaldinho, Robinho e Zlatan. Questo Milan fa un po’ paura. Lo prendo molto sul serio perché sarà nostro grande avversario nella fase a gironi”.
In molti hanno criticato il gioco fatto da Mourinho in questi anni: “Un allenatore non può imporre lo stile che gli piace se questo si scontra con la tradizione del paese e della società in cui lavora. In ogni club e paese in cui ho allenato, sono io che mi sono dovuto adattare alla filosofia locale. Tu non puoi andare ad allenare in Italia e voler imporre un gioco stile Barcellona, perché finiresti ko. Ed è vero anche l’inverso”.

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